Agisci con altruismo, egoismo o per abitudine?

ALTRUISMO O EGOISMO - Agisci con altruismo, egoismo o per abitudine?

Sembra passato un secolo eppure… meno di 100 giorni fa una folla di persone indemoniate si accalcava per accaparrarsi l’ultima mascherina, un rotolo di carta igienica o la pasta (tranne le penne lisce).

In questa fase di crisi, alimentata da urgenza e scarsità, ha prevalso l’istinto di sopravvivenza, la prevaricazione ed in definitiva l’egoismo sull’altruismo ed il buon senso.

Fino a sfociare in quelle che sembrerebbero essere vere e proprie truffe.

Tutto coerente con il modello di comportamento immaginato per l’homo economicus. Massimizzazione del profitto, ricerca del vantaggio personale a scapito degli altri e spirito di autoconservazione.

Due domande mi sorgono spontanee:

Siamo davvero solo questo?

Ha senso rifiutare le penne lisce?

Affrontiamo ciò che possiamo comprendere…

Altruismo o egoismo?

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Per stabilire quali siano i criteri che definiscono le scelte, gli atteggiamenti e le decisioni mi affiderò al pensiero di uno stimato economista comportamentale:

Samuel Bowles

i cui studi più recenti hanno analizzato le dinamiche di comportamento, concentrandosi su altruismo ed egoismo.

Per Bowles

"nella maggior parte dei casi le persone agiscono non solo per interessi materiali, ma anche per costituirsi come individui dignitosi, autonomi e morali " Condividi il Tweet

Ma è proprio così?

Leggendo le storie dei 57 cavalieri della Repubblica nominati per il loro impegno nella lotta contro il coronavirus la risposta più ovvia è SÌ!

Questi comportamenti rappresentano anche un problema, perché contraddicono apertamente ed in modo sistematico la letteratura economica.

Eppure esistono!

Quando trovi un portafoglio per terra e decidi di consegnarlo al vigile urbano anziché intascarti il denaro ti comporti in modo etico ma non economico.

Cosa ti spinge ad agire in quel modo?

L’etica di comportamento appunto, lo spirito di solidarietà e le convenzioni sociali.

Come già trattato in un altro post, esiste una profonda differenza tra convenzioni sociali e regole di mercato.

Ma ancora di più conta lo spirito.

La generosità, il sacrificio e la passione non possono essere contrattualizzati ma sono una parte determinante, caratterizzante e distintiva in ogni ambito.

Ed è proprio ciò che abbiamo notato in molte persone durante questa complicata fase di quarantena.

Molti operatori sono stati, giustamente, definiti eroi.

Ma loro su quale base hanno agito?

Quando è “solo” abitudine

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Il titolo di questo paragrafo è volutamente provocatorio e paradossale ma riflette un aspetto troppo spesso sottovalutato.

Faccio un esempio:

Economicamente la Croce Rossa è una contraddizione in termini… Gente adulta spende [tanto] tempo al servizio della salute altrui senza ritorni economici ed, anzi, esponendosi a rischi di possibili reazioni, denunce ed accuse.

Ma non è solo altruismo.

La mia dolce metà per oltre un decennio è stata volontaria della Croce Rossa.

Settimana scorsa un ragazzino è caduto dallo skateboard di fronte a noi… quando mi sono girato per avvisarla dell’incidente era sparita, materializzandosi subito dopo di fianco al ragazzino.

Il suo comportamento è stato dettato dall’abitudine [PS lo skater sta benone!].

Precisiamo: certamente è stato un atto classificabile come altruista.

Ma l’altruismo prevede una razionale volontà di agire.

Mentre l’abitudine, l’istinto, la prassi sono un atteggiamento che nasce prima di tutto questo, in modo automatico e irrazionale.

Abitudine, eroismo e virus

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Paradossalmente, i tanti operatori [sanitari e non] in prima linea contro il Coronavirus hanno tratto forza da questi automatismi, andando oltre i limiti di un “normale” altruismo razionale.

Questa attitudine spiega la loro difficoltà a riconoscersi nel termine “eroe”.

Dal loro punto di vista hanno fatto [con generosità estrema] ciò per cui hanno studiato con passione, sacrificio e dedizione.

Tutto normale, semplicemente a ritmi forsennati!

All’esterno invece il rispetto, la stima e l’ammirazione verso i loro comportamenti crescevano di pari passo alle nostre paure.

E allora via con le lodi via social, gli applausi dai balconi e le parole di ringraziamento.

Non so se lo avete notato ma questo atteggiamento, a prima vista meraviglioso, ha modificato la percezione dei presunti “eroi” verso il mondo esterno… in senso negativo!

Stiamo assistendo quasi ad un moto di ribellione che si riassume nel video “NON SONO UN EROE“.

Ma come? Riconosciamo il vostro valore, siamo disposti anche a quantificarlo e riconoscerlo economicamente…

Ecco il punto!

Qualche cosa è cambiato, si e trasformato e, come dice Bowles, “buoni incentivi non creano per forza buoni cittadini”.

Il concetto è racchiuso nella definizione “social economy”, titolo del suo ultimo libro.

Ma questo concetto è tanto vasto, complesso ed interessante da meritare un prossimo post ad hoc.

Ok riassumiamo.

Le scelte derivano da 3 tipi di aggiornamento:

Egoista, altruista o abitudinario.

Il primo caso rappresenta il modello di comportamento culturalmente dominante, il secondo è quello verso cui [quasi] tutti aspirano mentre il terzo … non lo considera nessuno.

Eppure è il più diffuso nella vita di tutti i giorni.

Eh si, questo mix di valori intrecciati vale tanto per i “cacciatori di carta igienica” quanto per gli eroi di questi nostri tempi straordinari ma è altrettanto vero in condizioni di normalità.

Abitudini, altruismo ed egoismo si muovono parallelamente dentro ognuno di noi.

Solo una domanda, a questo punto, rimane in sospeso… Perché rifiutiamo le penne rigate? Per questo, purtroppo, l’economia comportamentale si sta ancora interrogando senza trovare una soluzione.

Chiudo ricordando che

"Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere." Albert Einstein Condividi il Tweet

Ehi!

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Grazie e alla prossima!

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