Come l’avidità condiziona gli investimenti

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L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l’umanità. E l’avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la Teldar Carta, ma anche l’altra disfunzionante società che ha nome America.”

Mi piaceva iniziare l’articolo citando il famoso discorso di Gordon Gekko, lo spietato uomo d’affari interpretato da Michael Douglas, a 30 anni esatti dall’uscita nelle sale del film “Wall Street” (ebbene si, era il mese di dicembre del 1987!), pochi mesi dopo il crollo del famoso Lunedì nero.

Leggi anche: Lunedì nero di Wall Street, 3 insegnamenti da ricordare

Avidità, ovvero l’altro lato della paura, uno degli estremi che condizionano le nostre decisioni (come titola splendidamente un famoso libro di Hersh Shefrin, “beyond greed and fear”, “tra avidità e paura”).

Avidità e Finanza: binomio da Oscar

Innegabile, Gordon Gekko è un personaggio mitico, che affascina chiunque frequenti il mondo della finanza proprio per la sua irrefrenabile sete di potere.

Rappresenta anche, all’opposto, il marchio di infamia con cui bollare uomini senza scrupoli.

Un’incredibile ambivalenza che dimostra il fascino, la potenza e la modernità di questo personaggio.

cosa si intende per “investitore di successo” ?

Per Hollywood il trader di Wall Street è un uomo giovane e aggressivo che trasuda fiducia alimentata dal testosterone, con il coraggio di correre rischi enormi.

Mi domando se, dal punto di vista dell’economia comportamentale, questo stereotipo corrisponda al prototipo del vero investitore di successo.

Immagina l’investitore per eccellenza, chi ti viene in mente? ( la risposta nel mio caso la trovi in fondo all’articolo).

Per avere un esempio di avidità, ecco l’informazione che un amico settimana scorsa, durante una cena, mi ha chiesto:

“Hai un titolo giusto? ho qualche soldo da investire”

Io, ingenuamente, ho risposto “Scusa… cos’è un titolo giusto?”

“Facile, un titolo che mi faccia guadagnare!”

In questo dialogo c’è tutta la leggerezza di chi ritiene l’investimento finanziario un gioco, una scommessa mossa inizialmente da avidità e poi, in caso di risultati negativi, da paura.

Capisco i private banker che mi raccontano di capitani d’azienda intelligenti, sicuri di sé e capaci nei rispettivi ambiti ma che, quando si tratta di azioni, obbligazioni e indici, pretendono tutto subito e senza rischi.

Capisco soprattutto come sia difficile gestire i loro patrimoni.

Per analizzare meglio da cosa nasca questa impazienza aggressiva che spesso dimostrano i clienti, ci affidiamo ora al professor Amos Nadler, un neuroeconomista della Western University, il quale ha condotto un interessante esperimento.

Grazie ai risultati del test che ha condotto, Nadler ha dimostrato come i trader sottoposti ad integratori di ormoni (quindi all’aumento del testosterone) siano più impulsivi e spericolati e più inclini a causare l’aumento eccessivo dei prezzi degli asset.

“La somministrazione del testosterone ha generato bolle più grandi e di maggiore durata” spiega.

Simili esperimenti mettono in crisi l’idea di cosa si intenda per “investitore di successo”.

Gli studi che esaminano il legame tra il processo decisionale finanziario e gli ormoni, la genetica e l’attività cerebrale suggeriscono infatti che la nostra biologia e psicologia influenzano significativamente le nostre scelte finanziarie senza che noi ce ne rendiamo pienamente conto.

Da un punto di vista evolutivo, il cervello umano è progettato più per la sopravvivenza in natura che per il mantenimento di un portafoglio finanziario.

Non stupisce quindi che le emozioni primordiali legate alla paura, alla competizione ed alle ricompense possono compromettere il processo decisionale razionale.

Tra paura ed avidità, appunto.

Recenti esperimenti di monitoraggio dell’attività cerebrale con risonanza magnetica hanno mostrato che un guadagno monetario attiva lo stesso centro di piacere associato a cibo, droghe e sesso.

Sintonizzarsi su tali emozioni può aiutarci a limitare il loro potenziale nocivo.

“Una volta che hai capito quali sono le tue tentazioni e i tuoi pregiudizi, allora puoi iniziare a porre rimedio a quei comportamenti”.

Dei bias legati alla paura ho già parlato in altri articoli, oggi voglio concentrarmi sull’eccesso opposto: l’avidità.

Avidità ed eccesso di fiducia

L’avidità è definita come una forma estrema ed immorale di egoismo che distorce il normale desiderio di possesso, rendendolo eccessivo, incontrollato e dannoso per gli altri.

Le religioni di solito ne danno un giudizio negativo.

Eppure ci sono scuole psicologiche che ritengono l’avarizia uno degli insopprimibili elementi costituenti della natura umana, così che più o meno tutti, fino a un certo punto, saremmo avidi.

Ma è proprio vero? e se sì, quanto è dannoso essere avidi?

Il problema sopraggiunge quando l’avidità si esprime in modo esasperato tanto da portarci a correre pericoli insensati.

“Alcuni studiosi hanno affermato che essere avidi è vitale per il benessere dell’uomo e che l’avidità è un importante tratto evolutivo, che promuove l’auto-conservazione” afferma la dottoressa Terri Seuntjens, autrice, con il suo team di ricerca, di vari studi sul tema.

“Le persone più predisposte verso il guadagno e l’accumulo di quante più risorse possibili” continua la dottoressa Seuntjens “potrebbero essere in teoria quelle che se la passano meglio e che quindi hanno un vantaggio evolutivo”.

Gli autori della ricerca sostengono quindi che, di per sé, l’avidità sia un bene.
Anzi, l’avidità preserva dal suo opposto ovvero dalla noia, dalla tristezza e dall’apatia, dando la spinta ad agire esattamente come sosteneva Gordon Gekko.

Il problema sopraggiunge quando l’avidità si esprime in modo esasperato tanto da portarci a correre pericoli insensati.

In finanza comportamentale i bias che si associano a questo atteggiamento sono l’eccesso di fiducia (overconfidence) e di ottimismo (unrealistic optimism).

Il primo caso capita quando sei troppo sicuro di te e delle tue capacità, tanto da non riconoscere rischi e pericoli dell’investimento.

Il secondo bias avviene quando sovrastimi la probabilità di realizzazione di eventi favorevoli.

In entrambe le situazioni la conseguenza è l’allontanamento progressivo dai risultati finanziari attesi.

Questo ci aiuta a rispondere alla domanda se lo stereotipo di trader Hollywoodiano corrisponde all’investitore di successo. E la risposta è no.

Ora ti svelo chi immagino come simbolo dell’investitore di successo.

Quando io penso all’uomo che più di tutti incarna il prototipo dell’investitore di successo nella mia mente si forma l’immagine di Warren Buffett ovvero l’icona dell’investimento riflessivo, ponderato (direi noioso) e di lunghissimo periodo.

Il suo modo di affrontare la borsa è stato mitizzato, le sue massime si trovano in molti libri a lui dedicati.

Tutto ciò per dire che, nella realtà, i grandi investitori dimostrano certamente una ferma determinazione ed altrettanta fame di potere.

Tutto questo, però, si accompagna ad una riflessività e ad una metodicità che difficilmente troverebbe spazio in una sceneggiatura Hollywoodiana.

Quindi l’avidità di per se non è necessariamente un aspetto negativo della personalità, molto dipende da come la traduciamo in azioni concrete.

Chiudo questa riflessione sull’idea di avidità proprio con una massima dell’oracolo di Omaha che riassume perfettamente questo post:

Per fare buoni investimenti basta avere paura quando gli altri sono avidi ed essere avidi quando gli altri hanno paura. Condividi il Tweet

e se vuoi un amico, comprati un cane.

 

Foto tratte da internet

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