Effetto IKEA, quando la fatica genera soddisfazione

Effetto IKEA

Se ti interessi di bias cognitivi allora sicuramente sarai affascinato dall’effetto IKEA, quando la fatica genera soddisfazione.

Lasciati guidare alla scoperta di questo bias cognitivo scoperto da Dan Ariely

Effetto IKEA: la passione verso un oggetto o un progetto cresce di pari passo all'impegno per realizzarlo Condividi il Tweet

Sono proprio contento del blog!

Ho pubblicato una ventina di post, ricercando notizie, imparando un linguaggio nuovo e destreggiandomi tra SEO, ontologie laterali e co-occorrenze (giuro, non sono parolacce).

Di solito l’ispirazione per il post nasce da un concetto, una frase o una definizione, si sviluppa per tentativi successivi e si conclude tra le mani della mia dolce metà, alla quale spetta una lettura in anteprima ed un giudizio implacabile.

E qui, con finta indifferenza, arriva la domanda:

“Dimmi cara, ti è piaciuto?”

Lo so, stai ridendo…  ma ti avverto che è inutile perché tanto sono sicuro che anche tu, in qualche modo, hai commesso lo stesso irresistibile peccato.

Vuoi sapere quando?

Per esempio quando, da ragazzino, hai mostrato ai tuoi amici il motorino elaborato (con la marmitta luccicante montata dopo ore di lavoro), oppure quando hai preparato un dolce con le tue mani e l’hai portato ad una cena importante.

Forse  non lo hai chiesto ma, ammettilo, morivi dalla voglia di sapere se “ti è piaciuto ?!?”

Altri esempi:

ti ricordi quanto eccessivo entusiasmo hanno dimostrato  i tuoi amici, novelli sposi, mostrandoti le foto del loro album di nozze?

Magari lui ti ha anche fatto notare, con malcelato orgoglio, la nuova scarpiera IKEA montata il giorno prima… e tu che pensavi fosse la cuccia del suo cagnolino!

Effetto IKEA, l’intuizione di Dan Ariely

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Cosa unisce il mio blog, uno scooter elaborato, una torta fatta in casa e una scarpiera montata male?

Sono tutti progetti realizzati con fatica, dedizione ed impegno e, proprio per questo, sono ritenuti dall’autore degli indiscutibili capolavori dell’ingegno umano!

Un giudizio non sempre condiviso dagli altri …

Gli scienziati Michael Norton, Daniel Mochon e Dan Ariely hanno dato un nome preciso a questo comportamento:

“Effetto IKEA”

Leggi anche: Dan Ariely, uno psicologo prevedibilmente irrazionale

Ma, esattamente, che cos’è?

L’IKEA effect è un bias cognitivo e si verifica quando dimostri un particolare attaccamento ad un oggetto per il solo fatto che lo hai realizzato personalmente (qui trovi la ricerca).

In pratica dedicare tempo ad un’opera ed avere il controllo dell’intero progetto genera una grande soddisfazione.

Come puoi immaginare questo atteggiamento molto diffuso (ti dicevo che non dovevi ridere …), porta a commettere errori di valutazione ed a distorcere la realtà.

Ecco perché penso sia utile fare qualche considerazione su questo bias.

Effetto IKEA, un percorso tra impegno e soddisfazione

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Primo aspetto interessante:

La fatica genera soddisfazione! [ lo capisco ogni mattina che esco a correre ]

Ariely e soci hanno scoperto che la passione verso un oggetto o un progetto cresce di pari passo all’impegno per produrlo.

In maniera controintuitiva, la fatica di portare a termine un progetto amplifica eccessivamente il valore che tu assegni a quel risultato.

La maratona è un esempio illuminante (te lo dice un runner appassionatamente scarso):

se leggi i racconti dei maratoneti, la prima parola che ti viene in mente è “agonia“.

Ore anzi giorni interi spesi ad allenarsi da soli, la gara che viene vissuta non come un piacere ma come uno stillicidio ed al traguardo li aspetta tè caldo e crampi.

Meglio starsene a bordo piscina a prendere il sole!

Eppure la soddisfazione personale elimina dal ricordo ogni traccia di sofferenza.

Anzi, proprio la difficoltà dell’impresa genera l’orgoglio che permette al runner di progettare da subito una nuova avventura.

Effetto IKEA e lavoro

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Secondo aspetto interessante:

Questa variazione soggettiva nella percezione di valore funziona anche quando devi seguire un percorso già impostato, senza particolare ingegno, proprio come avviene per il montaggio dei mobili IKEA!

Se l’effetto IKEA si concretizza producendo qualcosa (sia esso un oggetto o un’idea), allora riguarda certamente il mondo del lavoro.

Rispondi alla domanda:

“perché lavori?”

Immagino che il tuo primo pensiero sia “per lo stipendio”

Leggi anche: la pericolosa tentazione del confronto tra stipendi

In parte è vero.

Eppure il riconoscimento delle proprie abilità è una fonte di soddisfazione molto più potente del denaro!

Gli studiosi hanno dimostrato, ad esempio, che ricevere un semplice cenno di assenso (niente di più) quando consegni un progetto è sufficiente ad appagare il tuo desiderio di riconoscimento per lo sforzo profuso.

Di contro, consegnare un lavoro senza ricevere un feedback equivale, mentalmente, a vederselo buttare via davanti ai propri occhi!

E questa reazione vale anche se il progetto non ti ha appassionato in quanto il piacere è personale e nasce dal tempo impiegato a realizzarlo.

Ecco perché, mediamente, un artigiano è più soddisfatto del proprio lavoro rispetto ad un operaio.

Ricordati quindi che una piccola attenzione, in ambito lavorativo, può fare tutta la differenza del mondo.

Effetto IKEA in famiglia

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Ultimo aspetto interessante…

Se c’è un luogo (fisico e mentale) dove poni tutte le tue energie è la famiglia, o ancora meglio sono i figli.

Non c’è niente di più bello dei propri figli!

Li abbiamo desiderati, amati e cresciuti. Il carico emotivo che abbiamo riversato su di loro è paragonabile a cento motorini o ad un intero appartamento arredato con mobili IKEA!

Ma è vero anche per gli altri? non credo proprio…

Ecco perché lo stesso schiamazzo che, al ristorante, è un modo allegro di cercare la tua attenzione, per i tuoi vicini di tavolo (che non hanno carichi emotivi verso i tuoi figli) si trasforma in un insopportabile fastidio in grado di rovinare la loro serata.

Questo perché il tuo “punto di vista emotivo” quasi sempre è diverso da quello degli altri!

Concludendo, credo che ora hai ben presente cosa significa effetto IKEA.

Scooter, scarpiera o una qualsiasi impresa … sono certo che anche tu, leggendo queste righe, hai in mente le volte in cui hai sofferto questo “innamoramento” verso un tuo capolavoro.

Trattandosi di un bias comportamentale è impossibile eliminarlo ma ora potrai riconoscerlo, sapendo quali trucchi usare per limitarlo.

Quindi, se vuoi essere il più possibile oggettivo e consapevole, ricordati che il valore assegnato ad un tuo risultato, per te, è certamente superiore al suo reale valore!

Con tutto quello che ne consegue …

Sono proprio soddisfatto di questo post, ora non mi resta che rivolgerti una semplice ma irresistibile domanda:

Tu per quale passione hai sperimentato l’effetto IKEA?

lascia un commento così raccolgo qualche esempio e approfondisci l’argomento oppure iscriviti alla newsletter per restare sempre aggiornato

considera che, probabilmente, come dice Dan

siamo la somma dei nostri comportamenti casuali Condividi il Tweet

A presto!

 

 

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