Felicità relativa. Di cosa si tratta?

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Dopo avere letto gli articoli su economia hygge e sul rapporto tra felicità ed economia un amico mi ha ricordato che il tema è interessante, attuale e poco trattato, consigliandomi di approfondire l’argomento; ho scelto quindi di introdurre l’idea di felicità relativa, riprendendo concetti come, ad esempio, il paradosso della felicità di Easterlin ed il confronto tra stipendi.

Leggi anche: Economia hygge, il massimo della felicità

Ma la gioia può essere relativa? come si collega con le scienze comportamentali, le euristiche ed i bias? Ma soprattutto puoi acquistare la felicità?

Direi proprio di no!

I discorsi sulla felicità relativa ed assoluta conducono dritti sul terreno scivoloso, delicato e personale della filosofia e della religione. Tranquillo! qui ci concentreremo solo sul mio tema preferito, ovvero l’economia comportamentale. Parleremo quindi di scelte, comportamenti e decisioni più o meno coerenti che mettono a confronto mente e denaro.

Ma tu non temere!

Ti prometto che tratterò la felicità relativa con grande semplicità; attraverso pochi esempi concreti vedrai come la soddisfazione [ economica e personale ] evolve nel tempo, pur condizionata dal confronto con l’ambiente che ci circonda.

Leggi anche: Economia e felicità, il PIL non è una storia d’amore

Per prima cosa prendo spunto dalle parole del filosofo Jean-Jacques Rousseau che ha scritto:

Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità.(Rousseau) Condividi il Tweet

Ora cominciamo!

Felicità relativa, tra passato e futuro

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In questo video Dan Ariely racconta benissimo il nostro approccio nei confronti della felicità attesa:

Quando stiamo per comprare una macchina nuova proviamo il massimo della felicità già nel momento in cui attendiamo che ci venga consegnata. In pratica anticipiamo tutta la felicità futura ancora prima di possedere il bene.

Non solo!

La stessa cosa accade quando attendiamo di vivere un’esperienza, per esempio quando acquistiamo i biglietti per un concerto o una partita, oppure quando prenotiamo un weekend sulla neve.

Per logica l’acquisto di un’auto dovrebbe dare una soddisfazione maggiore di un concerto in quanto “l’esperienza auto” si ripete per anni mentre il concerto inizia e finisce in una sola giornata.

Ma è davvero così?

Come avrai sicuramente provato anche tu, in realtà la gratificazione per il possesso della macchina dopo un picco iniziale si affievolisce sempre di più fino a diventare nulla [ dopo mesi o anni ].

La parte più interessante del ragionamento fatto da Ariely è legata al ricordo della felicità passata.

A distanza di 10 anni cosa ricorderai con maggiore emozione, il concerto o la vettura?

Sono disposto a scommettere che ripensare ad un concerto, ad una settimana bianca o ad una qualche esperienza “forte” ti porterà un livello di piacere nettamente superiore a qualunque ricordo legato ad un oggetto.

La felicità è anche comparativa …

Felicità relativa e comparazione

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Torniamo all’esempio della vettura.

Ti sentiresti più appagato se acquistassi un’auto da 30.000 € avendo intorno amici, colleghi e parenti con vetture da 15.000 € oppure se acquistassi la stessa auto vivendo circondato da Porsche, Lamborghini e Ferrari.

Sono certo che la tua risposta non può essere che la 1! così, non solo la tua è una felicità relativa nel tempo, ma può benissimo esserlo anche rispetto all’ambiente che ti circonda.

Ci avevi mai pensato?

L’habitat condiziona inevitabilmente il tuo livello di soddisfazione che si parli di abbigliamento, auto o livello di stipendio.

Leggi anche: La pericolosa tentazione del confronto tra stipendi

Pensaci,

Se ognuno conoscesse lo stipendio dell'altro, sarebbe una catastrofe! Condividi il Tweet

In pratica la felicità, personale economica e lavorativa, è legata al confronto con gli altri più che con se stessi.

Tutto questo porta a quella che Ariely definisce “routine edonistica

Cos’è la routine edonistica?

Si tratta della nostra ricerca di continuo appagamento, rincorsa senza renderci conto che torniamo sempre verso un determinato livello di soddisfazione naturale.

Tutto questo è indipendente dagli eventi.

Fare carriera o meno, imparare cose nuove, migliorarsi e guadagnare più denaro è sostanzialmente inutile. Il tuo livello di gratificazione prima o poi ritorna verso un punto centrale che è genetico, personale ed incontrollabile.

Bella fregatura, vero?

Felicità relativa ed il paradosso di Easterlin

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Le prove le ha fornite il professor Richard Easterlin con il suo paradosso, di cui riprendo la definizione di Wikipedia:


… Easterlin concluse che nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Secondo Easterlin il paradosso consiste nel fatto che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino a un certo punto, ma poi comincia a diminuire, seguendo una curva a forma di parabola con concavità verso il basso.


I premi Nobel Daniel Kahneman e Angus Deaton arrivarono anche a stabilire, in base ad un famosa ricerca del 2010, il livello ottimale in 75.000 $.

Non male.

Chiaramente anche sopra tale soglia si è felici, solo che il livello di appagamento cresce sempre meno.

Quello che mi pare chiaro è che la felicità rappresenta un punto variabile che si sposta continuamente interagendo con noi e con l’ambiente che ci circonda.

Solo una cosa mi sembra chiara:

La felicità si nutre di esperienze Condividi il Tweet

Avevo promesso di restare sul terreno economico, quindi chiudo qui.

Sei arrivato alla fine del post.

Questa volta sono proprio curioso di capire se il tema ha stuzzicato delle riflessioni, quindi fammi contento e lascia un breve commento.

Grazie e alla prossima!

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