1987, lunedì nero di Wall Street: 3 insegnamenti da ricordare!

1987 lunedì nero

Il famoso lunedì nero di Wall Street è stata una giornata storica per le borse di tutto il mondo.

Il 19 ottobre 1987, in una singola seduta di borsa, gli indici americani hanno perso in media il 22% del loro valore generando, secondo i racconti dell’epoca, ondate di panico tra gli operatori.

Cosa rimane di quel [ folle ] giorno?

il Wall Street Journal, la mattina del crollo del 1987, pubblicó un grafico in cui metteva in parallelo l'andamento del Dow Jones negli anni ottanta associato allo stesso indice durante la crescita che ha portato al famoso crollo del… Condividi il Tweet

Lunedì nero di Wall Street, l’analisi di Shiller

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Trent’anni dopo, sarebbe confortante credere che una tale crisi non si pssa ripetere.

La realtà ci ha insegnato che molto è stato fatto ma siamo comunque a rischio perché, fondamentalmente, quel crollo del mercato è stato un provocato da un tipico effetto contagio che ha coinvolto, indistintamente, tutti gli operatori.

Nel tardo pomeriggio del 19 ottobre, la natura di quel giorno era già chiara: il mercato azionario era sceso più del 20 per cento.

Secondo il premio Nobel Robert Shiller quel tipo di panico può sicuramente accadere di nuovo, come spiegato in questo articolo da lui pubblicato sul NY Times a 30 anni esatti da quegli eventi.

La cosa interessante è che le sue conclusioni si basano su evidenze empiriche e dati di fatto.

Shiller, nei giorni immediatamente successivi al lunedì nero della borsa di New York , ha inviato migliaia di questionari agli investitori, motivato dalla convinzione che, per capire una crisi tanto irrazionale, dovevamo chiedere alle persone le ragioni delle loro azioni, dei pensieri e delle emozioni ad essa associata.

La sua conclusione è semplice: le aspettative, le convinzioni, la narrazione dei giornali nei giorni che hanno preceduto il lunedì nero portavano univocamente alla convinzione diffusa che il mercato fosse eccezionalmente sopravvalutato. 

Così, dopo i primi segnali di estrema debolezza dei prezzi azionari registrati ad inizio giornata, il panico ha iniziato a diffondersi tra gli operatori e la fuga è diventata incontrollabile.

Nel tardo pomeriggio del 19 ottobre, la natura di quel giorno era già chiara: il mercato azionario era sceso più del 20 per cento. Come già detto , è stato il crollo di borsa più grande mai avvenuto in un solo giorno nel mercato americano.

Ma veniamo ad oggi:

quali insegnamenti possiamo trarre da quella giornata storica?

Io, tra tutti, scelgo di concentrarmi su tre punti specifici

Il Ruolo dei Mezzi di Comunicazione

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I mezzi di comunicazione incanalano l’attenzione del pubblico creando l’ambiente in cui avvengono le scelte degli investitori.

A volte, con lo scopo di attrarre l’attenzione del pubblico, seguono ed esaltano le notizie e gli avvenimenti contribuendo a creare un trend; altre volte ci ricordano eventi passati, suggerendo magari un’inversione del trend.

Nel suo questionario del 1987 Shiller aveva suggerito una decina di notizie come possibili cause del crollo di Wall Street ma per gli operatori nessuna era risultata significativa.

Indicarono invece come possibili cause delle notizie che oggi appaiono come giustificazioni di tipo psicologico, collegate all’evento stesso (della serie “il mercato era evidentemente sopravvalutato prima del crollo”).

Quindi, dalle risposte al questionario, sembra che le prime notizie legate all’inizio del crollo abbiano alimentato ulteriori ribassi, in un circolo vizioso di azione e reazione tipico degli attacchi di panico generalizzato.

Inoltre il Wall Street Journal, la mattina del crollo, pubblicó un grafico in cui metteva in parallelo l’andamento del Dow Jones negli anni ottanta associato allo stesso indice durante la crescita degli anni 20 che ha portato al famoso crollo del 1929.

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I due grafici erano allineati in modo tale da suggerire che quel giorno di ottobre 1987 coincidesse con l’inizio della grande depressione.

La pubblicazione del grafico, secondo Shiller, ha suggerito al mercato un confronto probabilmente decisivo.

Il Dow Jones perse, infatti, esattamente la stessa percentuale che perdette nei due giorni in cui ebbe inizio la crisi del 1929!

Fattori Psicologici

La letteratura, quando ricorda gli shock delle borse, narra di reazioni di panico ed isteria.

In realtà, anche nei momenti più complicati, la gente normalmente pensa a molte altre cose, ai propri impegni o problemi personali, senza avere reazioni eccessivamente scomposte per i corsi azionari.

D’altra parte bisogna chiedersi quali fattori psicologici hanno contribuito a creare una simile reazione di panico.

Mi concentrerò in particolare sulla cosiddetta “ancora morale

L’idea di ancora morale indica il principio psicologico secondo cui gran parte del pensiero umano che sfocia in azione non è quantitativo, semmai prende la forma narrazioni e giustificazioni.

Noi tutti, quando siamo chiamati a prendere decisioni, incaselliamo le informazioni a nostra disposizione all’interno di una storia il più possibile semplice e coerente.

Questo porta a deviare il percorso coerente verso conclusioni semplificate e talvolta errate.

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Ad esempio, molti tendono ad investire in obbligazioni o azioni della società presso cui lavorano senza valutare il fatto di esporsi ad un doppio rischio in caso (malaugurato) di crisi societaria (uno su tutti il caso di moltissimi dipendenti Parmalat coinvolti nel crack in qualità di obbligazionisti).

Queste ancore morali e quantitative spiegano la relativa stabilità dei mercati giorno per giorno ma cosa è accaduto in quel famigerato lunedì nero?

Secondo una ricerca di Shafir e Tversky sul ragionamento non consequenziale, le persone decidono solo dopo che gli eventi sono già avvenuti così da poter fornire una spiegazione emotiva coerente con l’evento stesso.

Gli scienziati portarono questo esempio:

Molti studenti universitari decidono dove andare durante le vacanze estive prima di iniziare la sessione degli esami ma prenotano solo ad esami conclusi.

Così, in caso di risultati positivi, la vacanza diventa un premio mentre in caso di insuccesso, serviranno come consolazione.

Nonostante la decisione sia già presa e la convenienza sarebbe di prenotare in anticipo, gli studenti attendono la fine degli esami per mettere un vestito emotivo e psicologico alla propria scelta.

Quindi, tornando al crash del lunedì nero 1987, molti operatori erano certi dell’imminente crollo ma hanno atteso l’evento prima di decidere veramente di vendere le azioni, contribuendo all’effetto di retroazione tipico delle epidemie.

Effetto Gregge

Gli errori di comportamento sono tipici dell’essere umano, ma fintanto che a sbagliare è uno sparuto gruppo di persone, il danno è limitato; quando invece gli investitori si omologano alle decisioni della collettività e a sbagliare sono milioni di individui, le conseguenze hanno conseguenze di sistema che sono ben più gravi, tanto più in materia finanziaria.

In questo caso si assiste al manifestarsi del cosiddetto effetto gregge (herd-behaviour) un fenomeno che identifica quell’insieme di azioni e decisioni intraprese da una moltitudine di individui senza che esista tra di loro un coordinamento precedente.

L’effetto gregge spiega le fasi irrazionali del mercato come le bolle speculative oppure i sell off selvaggi degli investitori che, presi dal panico, si liberano indiscriminatamente di tutti quegli asset finanziari che ritengono (in genere a torto) eccessivamente rischiosi esattamente come è avvenuto nel 1987.

Ripensando alla descrizione di quei momenti, durante il lunedì nero abbiamo registrato una combinazione incredibile di effetti psicologici, narrazione dei mezzi di comunicazione ed effetti sociali.

La domanda ora è: può accadere ancora?

Secondo Shiller, nonostante i livelli degli indici sono attualmente verso i massimi, non dovremmo essere sorpresi se continuassimo ad assistere ad un periodo prolungato in cui il mercato rimane notevolmente calmo. Siamo comunque a rischio ma, per fortuna, un’altra tempesta perfetta, come quella che ha colpito il 19 ottobre 1987, potrebbe non accadere.

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