Come ottimismo e fiducia influenzano le nostre scelte

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In finanza comportamentale ottimismo è sinonimo di errori. In realtà non è sempre così, basta evitare l’iper ottimismo.

Se sei un ottimista, sei probabilmente qualcuno che si concentra sulla crescita e sul futuro, anticipando i migliori risultati possibili.

Daniel Kahneman nel suo libro “pensieri lenti e veloci” ci ammonisce però rispetto al nostro naturale ottimismo ricordandoci che

[Considerato quanto poco sappiamo, la certezza che abbiamo delle nostre convinzioni è assurda; ed è anche essenziale … perché l’ottimismo esagerato protegge gli individui e le organizzazioni dagli effetti paralizzanti dell’avversione alla perdita; l’avversione alla perdita li protegge dalle follie dell’ottimismo sconsiderato]

La fiducia derivante dall’ottimismo, quindi, pur essendo una componente importante ed un motore delle scelte personali può essere dannosa quando mette in secondo piano i possibili rischi a cui andiamo incontro in conseguenza delle nostre azioni.

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In finanza comportamentale ottimismo è riconosciuto come una delle caratteristiche, o bias, tipici dell’essere umano.

Per inclinazione all’ottimismo si intende, infatti, l’illusione cognitiva secondo cui tendiamo a sopravvalutare le probabilità di fare esperienze positive nella nostra vita, sottovalutando le probabilità di vivere esperienze negative.

Quindi sottostimiamo la possibilità di avere un incidente stradale e sovrastimiamo la nostra longevità, le nostre capacità e prospettive di carriera.

In questo bellissimo TED Talk la dottoressa Tali Sharot spiega in che modo l’ottimismo cambia in meglio la realtà delle cose e ci spinge ad ottenere risultati che sarebbero impossibili se applicassimo un approccio meramente oggettivo ai nostri obiettivi di vita.

In poche parole abbiamo un bias ottimista, pur senza essere pienamente consapevoli di questo fatto.

Solo per farti un esempio ben noto, ti cito un sondaggio in cui hanno chiesto alle persone di valutare le proprie capacità alla guida.

In un famoso studio del 1980, lo psicologo svedese Ola Svenson chiese a un gruppo di studenti di esprimere un giudizio sulla propria abilità e sicurezza al volante.

La risposta fu strabiliante: circa il 93 per cento degli intervistati si riteneva un guidatore superiore alla media.

Dati incredibili (solo il 50% degli intervistati poteva essere sopra la media, evidentemente) che dimostravano come l’eccesso di ottimismo era ed è una tendenza connaturata nella natura della maggior parte di noi.

Secondo gli esperti, quindi, gli esseri umani hanno la tendenza generale ad essere ottimisti, soprattutto per quanto riguarda le scelte importanti della propria vita.

I pessimisti, d’altra parte, si concentrano su aspetti negativi quali il possibile fallimento, i rischi probabili e la ricerca di sicurezza, tendendo ad aspettarsi i peggiori risultati possibili.

I disfattisti possono anche considerarsi pragmatici e realisti ma il mondo esterno, in genere, assegna loro un cattivo giudizio proprio per la tendenza ad essere troppo negativi e poco divertenti.

Meglio l’ottimismo o il pessimismo?

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Quindi, qual’è la migliore prospettiva per prendere decisioni importanti come comprare una casa, investire il proprio denaro o chiedere un aumento?

alla fine nessuna delle due inclinazioni è pienamente razionale o ideale, in quanto il pessimismo blocca la possibilità di progresso, ma anche un eccesso di ottimismo può portare ad assumere rischi superiori a quelli desiderati.

In questo interessante studio Sophia Chou, ricercatrice di psicologia organizzativa presso la National Taiwan University, propone di abbracciare un approccio ibrido ed essere un “ottimista realistico”, ovvero qualcuno che mantiene una prospettiva positiva, ma presta anche molta attenzione ai potenziali aspetti negativi, combinando la speranza dell’ottimista riguardo al futuro con una valutazione accurata della realtà attuale.

Ha contrapposto questo approccio, direi pragmatico, con quelli che lei definisce “ottimisti idealisti”, coloro che semplicemente vivono con un approccio positivo su tutto, senza tentare di fare una valutazione equilibrata di alcun tipo.

Gli ottimisti realisti vedono le cose come realmente sono, portando una prospettiva chiara e obiettiva a qualsiasi situazione.

Il loro ottimismo entra in gioco concentrandosi su come affrontare la situazione in questione: credono di avere più controllo e più scelte su come affrontare ciò che incontrano rispetto ai pessimisti o agli ottimisti idealisti.

In altre parole, l’ottimismo realistico funziona più o meno così:

so che ci saranno sfide e ostacoli avanti, ma sono fiducioso che saremo in grado di capire come raggiungere i nostri obiettivi entro questi limiti, e affrontare qualunque altra battuta d’arresto si presenti.

Sicuramente un approccio moderatamente positivo, come quello proposto dalla dottoressa Chou, è condivisibile in quanto è indubitabile che le persone di maggior successo dimostrano di avere proprio questo tipo di mentalità equilibrata.

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