L’avversione alla perdita esiste davvero!

CONFERMA DELLA PROSPECT THEORY - L'avversione alla perdita esiste davvero!

Ora è certo, preferiamo guadagnare piuttosto che perdere! Bella scoperta, direte, è chiaro che l’avversione alla perdita esiste veramente…

Certo ma, come ogni teoria scientifica, è importante riuscire a dimostrarla.

Anzi, non solo è importante, è necessario perché certifica in modo rigoroso quello che tutti noi, nell’esperienza di vita quotidiana, sentiamo come vero.

Ovvero che (indipendentemente dal fatto che tu sia un trader della city di Londra piuttosto che un genitore alle prese con i capricci del figlio) quando prendi delle decisioni in regime di incertezza il tuo comportamento è irrazionale.

Ma qual’è la novità?

Un nuovo studio internazionale conferma una delle ipotesi più importanti nel mondo delle scienze e dell’economia comportamentale: la teoria della prospetto.

Il nuovo studio sulla prospect theory

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Introdotta nel 1979, la prospect theory ha portato a un cambiamento radicale nella comprensione dei processi mentali (irrazionali, confusi e paradossali) con cui prendiamo le nostre decisioni e valutiamo i rischi.

Nonostante la teoria sia ormai conosciuta e diffusa in tutto il mondo molteplici sono stati i dubbi, le perplessità e le titubanze rispetto alla sua reale efficacia.

Dubbi alimentati soprattutto da chi non accetta, spesso per principio, che il comportamento umano possa essere incoerente.

Arriva ora a supporto quello che pare essere la pietra angolare della prospect theory:

Un nuovo studio, condotto su un campione di oltre 4.000 persone in 19 paesi e 13 lingue, ha replicato il lavoro originale del 1979.

La ricerca, condotta da Kai Ruggeri della Columbia University Mailman School of Public Health, per la prima volta ha testato la teoria di Kahneman e Tversky in così tanti Paesi, lingue e valute differenti.

L’obiettivo del team di Ruggeri era di rendere universale la teoria.

Per ottenere questo risultato hanno usato metodi pressoché identici a quelli dello studio originale, modificando solo gli importi per rendere omogenei i controvalori utilizzati in ciascun Paese.

I pilastri della prospect theory

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Ripercorriamo velocemente le basi della prospect theory partendo dalla sua definizione:

I risultati dello studio del 1979 hanno ribaltato la presunta razionalità delle scelte umane.

Qui di seguito alcuni dei pilastri su cui si fonda lo studio originale:

  • Tendiamo a preferire il rischio quando massimizzano i guadagni, ma siamo avversi al rischio quando minimizziamo le perdite.
  • le nostre preferenze possono cambiare in base al modo in cui visualizziamo la sequenza delle alternative.
  • tendiamo a stimare eccessivamente le piccole probabilità (cosiddetti tail risks).

L’obiezione dei critici era sempre la stessa:

il numero limitato di test e la loro concentrazione negli Stati Uniti poneva dubbi sull’efficacia universale di queste scoperte.

Facciamo un salto in avanti di 40 anni e veniamo al giorno d’oggi.

Quali risultati ha ottenuto la replica dell’esperimento?

Le conferme empiriche

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Ai partecipanti sono state presentate 17 ipotetiche decisioni rischiose su potenziali guadagni e perdite di denaro.

I test del questionario erano tipo questo:

Se ti venissero dati $ 1.000 per giocare, accetteresti:

  1. una probabilità del 50% di raddoppiare i tuoi soldi
  2. una garanzia del 100% di guadagnare altri $ 500

I risultati dei ricercatori hanno confermato le fondamenta empiriche del 1979 di Kahneman e Tversky.

La teoria del prospetto è stata replicata al 90% in tutti i Paesi che hanno partecipato al test.

Alcuni effetti, però, sono stati meno evidenti rispetto al 1979.

Come mai?

I ricercatori affermano che questo risultato potrebbe dipendere più da una differente consapevolezza dei partecipanti piuttosto che essere un difetto nelle conclusioni dello studio originale.

In pratica, grazie all’enorme diffusione della teoria stessa, molte più persone oggi conoscono il concetto di avversione alla perdita (il 30% degli intervistati) e affrontano più consapevolmente le domande del test.

Le conclusioni

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“Il nostro studio offre prove convincenti per continuare a considerare la teoria del prospetto come una spiegazione efficace del comportamento individuale ed è quindi preziosa per migliorare le policy in svariati settori quali ad esempio il processo decisionale in ambito finanziario piuttosto che la prevenzione ed il benessere della popolazione”, afferma Ruggeri.

In effetti la prospect theory ha permesso, ad esempio, di comprendere i motivi per cui le persone ignorano i rischi legati alla loro salute. Ha contribuito anche a mettere a punto soluzioni efficaci in molti ambiti.

E proprio per questo la conferma a livello globale è un enorme successo che darà ulteriore spinta a questo percorso di evoluzione iniziato nel 1979 dall’intuizione di 2 menti geniali, uniche e complementari come quelle di Daniel Kahneman ed Amos Tversky.

In fondo

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere. (James Joyce) Condividi il Tweet

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