Hygge style, il massimo della felicità

Hygge e felicità

Cosa accadrebbe se la filosofia hygge venisse applicata in economia?

Trovo sempre interessante il rapporto tra economia e felicità perché penso che possa essere una chiave di lettura del nostro futuro.

Come dice Joshua Harari nel suo libro “Homo Deus”:

” … se siamo in grado di gestire guerre e malattie, cosa prenderà il posto in cima ai programmi dell’umanità ?”

La sua risposta è la felicità. 

A questo proposito, mi capita sempre più spesso di leggere articoli, sfogliare libri ed ascoltare interviste in cui si parla di hygge style.

L’argomento mi affascina un sacco, grazie a questo approccio decisamente eccentrico, un sapiente mix tra abbigliamento informale, biscotti al burro e buon vivere!

Economia hygge style

Sai cosa significa?

Hygge è un termine danese per cui non esiste una traduzione efficace in italiano.

In linea di massima l’hygge style rappresenta una filosofia, uno stile di vita in cui ricercare un’atmosfera intima da condividere con i propri cari, un luogo sicuro in cui coltivare legami, interessi comuni ed affetti.

Sembra proprio che gli abitanti di Copenaghen e dintorni abbiano scoperto la ricetta della felicità (con proposta all’UNESCO di farlo diventare patrimonio dell’umanità).

Anche l’edizione 2018 del world happiness report vede, infatti, la Danimarca sul podio (terza dietro a Finlandia e Norvegia) dei Paesi più felici del mondo.

Una piacevole consuetudine (è il settimo anno consecutivo) che merita di essere analizzata.

Come mai i popoli del nord Europa sono costantemente in cima a questo tipo di classifiche?

Sappiamo tutti che il loro reddito pro capite è tra i più alti al mondo, ma basta questo a spiegare una felicità tanto diffusa?

Io dico di no!

Infatti, se la variabile fosse unicamente la bassa disoccupazione o la ricchezza derivante dal rapporto tra PIL e felicità allora gli Stati Uniti dovrebbero dominare la classifica.

Invece sono solo al 18° posto…

Leggi anche: Economia e felicità, il PIL non è una storia d’amore

La Felicità Interna Lorda

Determinante sembrerebbe essere l’approccio rilassato, minimal con cui (si dice) vivano i sudditi della regina Margherita.

Approccio ispirato da una cultura ed un’economia hygge style, appunto.

Esistono studi economici che offrono una spiegazione scientifica a questi dati empirici?

Chi sa accontentarsi è ricco. Lao Tzu (cit.)

In mio aiuto, come spesso accade, arriva il premio Nobel Daniel Kahneman (sempre lui, un mito …) che sta mettendo a punto un indice della felicità.

Di cosa si tratta?

Devi sapere che, da tempo, economisti e sociologi cercano di elaborare il cosiddetto FIL (felicità interna lorda), un indice economico che riesca ad esprimere il livello di felicità di una Nazione indipendentemente dalla ricchezza prodotta dalla stessa (PIL).

Analisi empiriche sulla qualità della vita nelle economie di mercato hanno infatti dimostrato come la felicità delle persone dipenda in larga misura dalla qualità dei rapporti sociali e dal tempo libero a disposizione.

In sintesi, superata una soglia di reddito che garantisca la realizzazione dei bisogni primari (tipo piramide di Maslow), il successivo aumento della soddisfazione dipenderebbe da variabili “non economiche”.

Kahneman è convinto che un parametro fondamentale per determinare il benessere complessivo di un individuo, sia l’impiego proficuo del tempo, in particolare quanto ne può dedicare a famiglia, amici e parenti.

Il paradosso della ricchezza

In un famosissimo studio pubblicato in collaborazione con un altro premio Nobel, Angus Deaton, sempre Kahneman afferma che, oltre una certa soglia di reddito, il livello di felicità personale tende a diminuire.

Per la precisione la ricerca specifica che il senso di successo e benessere crescono al crescere della ricchezza.

La felicità, invece, cresce all’aumentare dello stipendio, ma l’effetto si ferma al raggiungimento di un determinato reddito.

Un guadagno superiore non influisce più di tanto sulla spensieratezza.

Trovo che i risultati di questa ricerca siano molto “hygge style“!

Lo studio è condotto su un campione di ben 450.000 interviste!

Numeri alla mano dimostra che, paradossalmente, oltre un determinato livello di reddito la crescita di ricchezza corrisponde ad una diminuzione di benessere complessivo.

Ed ecco che torniamo alla domanda iniziale:

Vuoi sapere quale reddito genera, secondo Deaton e Kahneman, il livello massimo di felicità?

75.000 dollari all’anno

Ecco il reddito che, condiviso con amici e parenti (magari durante una bella cena accompagnata da un buon bicchiere di vino), porta alla felicità.

Come dicevo all’inizio, una combinazione di economia solida, relax e buon vivere. Parola di premio Nobel!

Hygge giornata a tutti!

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