Mai giudicare col senno di poi!

cos è il bias del senno di poi?

Col senno di poi è facile giudicare! Ma è davvero così facile? Io non direi dato che esiste il bias del senno di poi (hindsight bias in inglese) che, secondo il padre delle scienze comportamentali Daniel Kahneman, è uno dei più subdoli e pericolosi della mente umana.

Questo bias è molto interessante perché attacca e scardina una delle scorciatoie mentali che più utilizziamo. Tutti. Tutti i giorni. Più volte al giorno. Quale? l’idea di giudicare un evento dal suo risultato.

Perché non dovremmo farlo? Ma perché la vita è una scommessa!

Beh, forse siamo partiti un po’ con il piede sull’acceleratore, facciamo un passo indietro

L’evoluzione delle scelte

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Come abbiamo imparato ad imparare?

siamo nella savana, migliaia di anni fa. Tu ed tuo amico vi aggirate serenamente e, tutto d’un tratto , vi trovate di fronte ad un leone! solo che non ne avete mai visto uno e non avete bene l’idea di essere al cospetto di un pericolo.

Questo lo scoprirai solo dopo, quando il tuo amico sarà diventato uno spuntino e tu ti sarai salvato per miracolo! Però una cosa l’hai imparata. Leone uguale pericolo! Azione, reazione, risultato. Riprova. Azione, reazione, risultato (ancora).

Ed è così che abbiamo imparato ad imparare!

Per migliaia di anni. E funzionava. E funziona ancora adesso! Ma non sempre… come mai?

Feedback e variabili finite

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Già, come mai… andiamo con ordine.

Cucinare gli spaghetti è semplice. Scaldo l’acqua, butto la pasta, aspetto dei minuti, scolo la pasta, voilà…

Le variabili sono tutto sommato poche (temperatura dell’acqua, sale, quantità della pasta, minuti di cottura, attenzione a non scottarsi) e così, proseguendo per errori successivi, attraverso l’analisi del risultato ed il feedback del nostro palato arriviamo a definire il processo migliore per noi.

Altro esempio, gli scacchi!

Gli scacchi sono un gioco affascinante e di estrema abilità ma che, con la necessaria attenzione ed esperienza, propone schemi tutto sommato ripetibili. E se uno schema mi ha portato sempre alla vittoria perché non riproporlo?

In questo modo un giocatore diventa un maestro!

In molti ambiti però non è così semplice, o per meglio dire non è così finito.

Che differenza c’è tra gli scacchi e, per esempio, il mercato finanziario.

Nel primo caso gli attori sono solo 2 mentre nel secondo sono talmente tanti da essere potenzialmente infiniti.

Il numero delle pedine negli scacchi (16 a testa), delle caselle (64 in totale) e degli schemi alternativi è, seppur estremamente elevato, un numero finito. E se conosci un buon numero di schemi sei padrone delle caselle, delle pedine e del tuo destino.

Sui mercati finanziari invece il contesto presenta infinite sfaccettature. E questo cambia tutto.

Le regole per identificare un errore

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Secondo Kahneman esistono 2 condizioni imprescindibili per identificare un errore:

  • l’ambiente deve essere stabile e regolato
  • il risultato deve offrire un feedback immediato

Se queste 2 condizioni non si verificano contemporaneamente l’uomo non è in grado di riconoscere un errore e quindi di imparare da esso.

Ecco che trovarsi di fronte ad un leone, preparare un piatto di spaghetti o vincere una partita di scacchi, per il nostro cervello rappresenta uno schema unico. Azione, risultato, feedback, lezione!

Con il senno di poi quindi abbiamo (dovremmo aver) imparato se una cosa è giusta o sbagliata.

il bias del senno di poi

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Nei mercati finanziari e nella maggior parte delle scelte che compiano invece le condizioni di Kahneman non esistono.

Quindi?

Quindi è un bel casino perché decidere in contesti simili rappresenta sempre una scommessa con un margine più o meno ampio di incertezza.

E qui viene il bello.

Se ci pensi, quando siamo messi di fronte ad una decisione la nostra mente “sente” il brivido del pericolo e dell’incertezza. Di fronte ad un risultato acquisito, invece, siamo portati a pensare che quella fosse l’unica soluzione possibile.

Come mai?

Perchè nel corso di centinaia di migliaia di anni la nostra mente si è abituata a risparmiare, allenandosi a cercare la scorciatoia più breve per arrivare ad una conclusione. D’altronde, per le esigenze semplici ed urgenti dell’epoca era il compromesso migliore.

Nessuno ci aveva avvisato che l’evoluzione culminata con l’avvento di internet ci avrebbe posto di fronte ad argomenti sempre più complicati ed incerti nelle loro conseguenze.

E la mente prosegue nella sua opera incessante di semplificazione e ricerca della coerenza.

Hindsight bias, le conseguenze

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Della nostra fame di coerenza ne avevo già parlato. Qui ora vorrei che ci concentrassimo su un aspetto differente.

Giudicare a posteriori una scommessa basandoci sul risultato è un gravissimo errore che porta inevitabilmente verso l’hindsight bias.

Un errore perchè, se sei di fronte ad una scommessa, ogni volta il risultato è per forza di cose incerto ed imprevedibile. Se per 2 volte il lancio di un dado offre come risultato, per esempio, il numero 6 non ha alcun senso basare le probabilità del prossimo lancio su questi risultati. Eppure molti lo fanno, come raccontavo a proposito di lotteria e jackpot. Ma andiamo oltre.

Pensiamo al calcio.

Le carriere degli allenatori sono decise dai loro risultati. Da niente altro che i risultati. Il tifoso ( a proposito ecco un articolo dedicato al rapporto intenso tra felicità e tifo), i giornalisti, i presidenti… tutti basano il giudizio a posteriori sul risultato. E poco importa alla fine che a squadra giochi bene o sia stata più o meno fortunata.

Risultato, giudizio, reazione.

Vale anche per i generali dell’esercito come per i guru della finanza. In condizioni di incertezza esprimi un giudizio probabilistico sul futuro.

Se avrai fortuna sarai considerato un genio. Altrimenti sarai commiserato.

Eppure si tratta di probabilità e quindi, in ultima analisi, di un mix tra conoscenza e fortuna.

Puoi decidere, sulla base delle informazioni in tuo possesso, per un comportamento o per il suo opposto. Puoi prendere la decisione statisticamente più probabile ma, se non si concretizza, sarai considerato un fallito col senno di poi.

"I leader fortunati non vengono mai puniti per i rischi eccessivi che corrono" Daniel #Kahneman Condividi il Tweet

Conseguenze? 2 in particolare.

  1. Può capitare di fare le scelte più razionali e di uscirne perdente oppure puoi essere un pazzo furioso ed uscire vincitore con scelte improbabili. Si chiama incertezza e fa parte della vita di ognuno di noi
  2. la mente umana si ricorda degli eventi “storici” e quindi la gente tenderà a seguire i guru che azzeccano i cosiddetti cigni neri, ovvero quegli eventi limite che nessuno in genere pronostica. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di pura fortuna.

In generale, quindi, il bias del senno di poi è pericoloso proprio perché trasforma in certezza eventi che sono invece incerti, creando l’illusione che in futuro, di fronte a situazioni identiche, otterremo lo stesso risultato.

Niente di più falso, errato e pericoloso!

Come agire allora?

Bias del senno di poi: una conclusione

conoscenza - Mai giudicare col senno di poi!

Esiste un modo, come racconta lo stesso Kahneman, per gestire questa naturale inclinazione della mente ed è semplice, seppur controintuitiva:

Lavorare sul processo e non il risultato.

Cosa significa?

Abbiamo imparato che troppo spesso basiamo le nostre idee, la nostra fiducia e le aspettative future su risultati passati incerti.

Spesso però certe decisioni sono veramente il frutto di un comportamento casuale e scriteriato.

Quindi, perché non migliorare i criteri di scelta, così da ridurre al minimo i rischi assunti?

Sviluppare, sia personalmente che come aziende o gruppi, un’analisi critica dei processi e dei rischi corsi rappresenta l’unico modo per mitigare le probabilità di fallimento.

Mitigare, non eliminare, perché in fondo

"la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita…" Forrest Gump #sennodipoi #bias Condividi il Tweet

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